Ustioni in teatro operativo: uno studio

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Le ustioni in teatro operativo avvengono durante azioni di combattimento, di confronto diretto con il nemico, spesso a causa delle detonazioni di ordigni improvvisati (IED). Ma non solo in combattimento: quasi la metà delle ustioni capitano anche in situazioni ordinarie, durante l'incenerimento dei rifiuti o mentre si maneggiano munizioni e polveri da sparo. Le parti del corpo statisticamente più colpite sono le mani e il volto. E' necessario quindi fare prima di tutto prevenzione, attraverso la formazione, per evitare incidenti inutili in situazioni normali. In combattimento, invece, non è possibile fare prevenzione, ma si possono adottare specifiche protezioni ignifughe in Nomex, soprattutto alle mani (guanti) e al volto (passamontagna ignifugo).

Quali sono le cause delle ustioni in teatro operativo? Le ustioni avvengono sempre e solo in situazioni di combattimento? Quali parti del corpo sono più colpite? A queste e ad altre domande proveremo a rispondere in questo post.

Lo studio

Durante la guerra del Vietnam più della metà delle ustioni avvenivano in situazioni di non-combattimento. In generale, le ustioni causano tra il 5 e il 20 % dei traumi che si verificano in teatro operativo. A dirlo è una revisione di casi di 273 pazienti. Sono tutti militari USA, con ustioni significative, evacuati dal teatro operativo e trattati allo United States Army Institute of Surgical Research. Il periodo di riferimento si snoda tra il 2003 e il 2005. Ogni paziente è stato categorizzato come “combat” (ferito dal nemico) o “non-combat“, se ustionato per altre cause. Per ogni paziente hanno registrato:

  • le informazioni demografiche
  • l’estensione e la distribuzione della superficie ustionata
  • la presenza di lesioni associate
  • la tipologia di assistenza
  • la prognosi
Napalm

Risultati

La prima cosa interessante che emerge da questo studio è che il 63% delle ustioni avviene in combattimento. In entrambi i gruppi i feriti hanno una età media di 26 anni e sono quasi tutti maschi. Di solito i micidiali IED (improvised explosives device) causano ustioni molto profonde. Ricordiamo che gli IED sono bombe realizzate con materiali non convenzionali. A causa della loro natura esplosiva, spesso provocano anche traumi penetranti dovuti alle schegge e frammenti. Di un attentato con IED alla maratona di Boston ne abbiamo già parlato qui.

Attacco con IED

Quello che mi ha colpito di questo studio, è che il 37% dei pazienti si è ustionato in situazioni di attività ordinaria. A mio avviso si tratta di una percentuale molto alta. Le cause sono:

  • l’uso improprio di carburanti (17,3%)
  • delle polveri da sparo e delle munizioni (20,2%)
  • ma soprattutto l’incenerimento dei rifiuti (24,5%)
  • più qualche caso di elettrocuzione (8,2%) e scottature (6,4%).

Tutti incidenti tipicamente prevenibili.

Incenerimento rifiuti, a quanto pare un’operazione “ad alto rischio”

Nel gruppo “combat”, come già detto, il 70% delle ferite è causato dalla detonazione di IED, mentre la restante parte è provocata da ordigni convenzionali e munizioni. In tutti questi casi i traumi e le ferite sono multipli, soprattutto agli arti (51 pazienti), a causa delle schegge e dei frammenti, che possono causare amputazioni e fratture complesse. Ma anche il torace viene spesso colpito (38 pazienti). E persino le vie aeree per inalazione di fumi (16,4%), molto più frequenti che negli incidenti in situazioni “non-combat”. Per questi motivi i pazienti ustionati in combattimento hanno un ISS (Injury Severity Score) medio tra 11 ± 13, mentre i pazienti ustionati durante le attività di routine lo hanno tra 5 ± 7.

ISS

Ricordiamo che l’Injury Severity Score (ISS) è un sistema di punteggio che fornisce un punteggio complessivo per i pazienti con lesioni multiple. A ogni lesione viene assegnato un punteggio in relazione a sei regioni del corpo (testa, viso, torace, addome, estremità (bacino compreso). Il punteggio ISS assume valori da 0 a 75. Un punteggio di 1 rappresenta un infortunio minore e un punteggio di 75 rappresenta un infortunio mortale.

TBSA

Molte ustioni hanno solo una piccola superficie coinvolta. La TBSA (Total Body Surface Area) non differisce molto tra i due gruppi in esame, con una media tra il 13 ± 16%. Però, come ci si può immaginare, la percentuale di ustioni gravi, a tutto spessore, è presente maggiormente nel gruppo “combat”, con una media dell’ 8 ± 16%, rispetto al 5 ± 12% dei “non-combat” casualties.

Distribuzione anatomica

La distribuzione anatomica delle ustioni è simile tra i due gruppi. In entrambi, ad essere colpite più spesso, sono le mani (76% “combat” e 70% “non-combat”). Al secondo posto troviamo il volto, la sola area che differisce significativamente (74% “combat” contro 54% “non-combat”).

Ospedalizzazione

Gli ustionati ospedalizzati al centro ustionati hanno trascorso una media tra i 24 ± 31 giorni di ricovero (mediana 13 giorni, range 0 – 242 giorni). In questo non sono emerse grandi differenze tra i due gruppi. 91 pazienti sul totale (33%) hanno necessitato di cure in terapia intensiva. Tra questi, 86 pazienti hanno avuto bisogno della ventilazione meccanica. In questo ambito, invece, sono emerse delle differenze. I pazienti feriti in combattimento hanno trascorso più giorni in terapia intensiva e sono stati attaccati alla ventilazione meccanica più a lungo. Inoltre, a causa della maggiore incidenza di ustioni a tutto spessore e di altri traumi associati, hanno subito il doppio degli interventi chirurgici.

Mortalità

Nel gruppo “combat” 8 persone non ce l’hanno fatta a sopravvivere (5%), mentre nel gruppo “non-combat” sono morti in 2 (2%).

Dimissione e rientro in servizio

Alla dimissione dal centro ustionati i pazienti sono stati valutati in base al grado di disabilità: il 5,6% dei “combat” e il 5,9% dei “non-combat” hanno avuto un punteggio “moderato”. Invece 3 feriti del gruppo “combat” sono stati valutati come “disabilità grave”. Il rientro in servizio attivo è avvenuto per il 68% dei pazienti feriti in combattimento e per il 56% dei feriti “non-combat”. Alcuni sono rientrati con delle limitazioni mediche, necessitando di assistenza periodica (17% “combat” contro 18% “non-combat”). Solo il 4% dei feriti “combat” contro il 10% dei feriti “non-combat” sono stati congedati obbligatoriamente a causa delle lesioni subite. Questi ultimi dati mi hanno lasciato sinceramente perplesso. Li ho trovati controintuitivi. Mi domando perchè rientrano in servizio in maggior numero i feriti in situazioni di combattimento, che avevano un ISS medio più alto. La maggior complessità del trauma, sia fisico che psicologico, non farebbe pensare il contrario?

Conclusioni

Quali conclusioni possiamo trarre da questa carrellata di numeri e percentuali? Il primo dato dato molto interessante è che molte ustioni si verificano in situazioni ordinarie, sotto forma di incidenti, e quindi sono prevenibili. Anche se la maggior parte non provocano gravi danni, come ad esempio una isolata ustione alle mani dovuta all’utilizzo improprio della polvere da sparo, questa comporta l’evacuazione, il trattamento in una struttura sanitaria nel teatro operativo, poi il trasferimento in un centro specializzato in madrepatria, un periodo di guarigione e riabilitazione, ed infine il ritorno alla propria unità, magari con delle limitazioni e riassegnazione ad altra funzione. Tutti costi evitabili utilizzando pratiche corrette e una formazione specifica.

Nomex

Oltre le pratiche corrette, un contributo significativo lo danno gli equipaggiamenti protettivi, tipo le tute di volo fatte in materiali “flame-retardant” in Nomex. Che cos’è il Nomex? La fibra NOMEX® è stata commercializzata a metà degli anni sessanta. È disponibile in diverse forme: fiocco, filati, strutture laminari e cartoni. In tutte queste varianti presenta una resistenza stupefacente al calore e alla fiamma ed eccellenti caratteristiche di isolamento elettrico. Questa combinazione di proprietà la rende adatta a una vasta gamma di applicazioni. Sotto forma di fibra (fiocco e filati) viene impiegata principalmente per indumenti protettivi e come feltro o tessuto per la filtrazione di gas caldi.

Protezione mani e volto fondamentale

Le tute in Nomex sono consigliate anche per gli equipaggi dei veicoli corazzati. Hanno dimostrato di essere efficaci come in ambito aeronautico, riducendo significativamente la gravità delle ustioni in caso di attacco al mezzo. Gli israeliani lo hanno dimostrato con la loro esperienza in Libano nel 1982, dove con l’utilizzo di guanti ignifughi hanno ridotto dal 75 al 7% l’incidenza di ustioni alle mani.

L’altra parte del corpo che merita più attenzione, come emerge da questo studio, è il volto. Le forze armate USA raccomandano l’utilizzo anche delle protezioni facciali in materiale ignifugo nelle operazioni ad alto rischio. Queste, insieme ai guanti, permettono di evitare l’11% delle evacuazioni di ustioni dal teatro operativo. Più in generale, si riduce la gravità, la morbilità, e si permette ad un numero maggiore di soldati ustionati di rientrare in servizio.

Diteci nei commenti se, e quali protezioni ignifughe utilizzate, e in quali ambienti o contesti operativi.

Link allo studio citato nel post

Giovanni B. Giay Pron

Giovanni B. Giay Pron

Infermiere 118 Piemonte, Istruttore TECC e TCCC per Naemt Italia, attualmente impegnato in un master di ricerca scientifica in ambito sanitario. Avido lettore, curioso di natura, credo nella divulgazione scientifica seria e rigorosa come strumento di crescita e sviluppo della società.

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