TECC: Medicina tattica in ambito civile?

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Il TECC, o Tactical emergency Casualty Care, può davvero rappresentare una risposta alle nuove esigenze nel settore del soccorso extraospdaliero?
TECC-medicina tattica-Polizia-Soccorso

É da qualche anno ormai che in ambito di medicina tattica si sente parlare di TECC, un protocollo di derivazione militare per il soccorso in ambito civile. Come tutti i contesti in espansione, però, occorre fermarsi di tanto in tanto a riflettere sulla direzione che si vuole intraprendere. Quando ci appassioniamo a qualcosa è sempre difficile essere obiettivi, ma nel caso del TECC risulta fondamentale… Pena un “prodotto”, se così si può chiamare, che soddisfa più le aspirazioni dei suoi contributori che un reale bisogno della comunità.

Comprendere il punto di partenza

La prima, e forse più importante, domanda che ci si deve porre è: Il TECC, alla fine, ci serve davvero? Abbiamo la necessità, come società, di investire tempo e risorse per sviluppare un piano di soccorso sinergico in casi, alla fine, così poco frequenti in Europa? 

Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto considerare che il TECC di cui si parla abitualmente è di derivazione statunitense. Il sistema di soccorso negli Stati Uniti prevede la figura del TEMS, attorno a cui ruota il Tactical Emergency Casualty Care. TEMS è un acronimo che sta per Tactical-EMS (emergency medical services) e rappresenta una figura con competenza sanitaria all’interno delle unità speciali della polizia. Gli statunitensi hanno quindi preso un protocollo militare, il TCCC, e lo hanno modificato per essere impiegato in contesto civile. Il ragionamento di fondo appare assolutamente sensato: Per ridurre il numero di vittime nella squadra tattica e nelle vittime di un eventuale attentato/sparatoria, una figura in grado di anticipare i soccorsi sanitari tradizionali, esclusi dalla scena per motivi di sicurezza, può fare la differenza.

La risposta europea: Integrazione dei protocolli

Ed ecco il primo problema: In Europa, e in particolar modo in Italia, questa figura professionale non esiste. Secondo problema: L’Europa e gli Stati Uniti hanno, per fortuna, una statistica differente per quanto riguarda gli incidenti correlati all’utilizzo di armi da fuoco (Per avere un’idea, ogni giorno negli USA più di 100 persone muoiono per ferite da arma da fuoco, nei Paesi europei una media di 2). Se da un lato questa statistica ci tranquillizza, dall’altro non può che farci riflettere; negli Stati Uniti la possibilità per i soccorsi di avvicinare una scena potenzialmente pericolosa sotto un profilo tattico è molto maggiore rispetto alla nostra. Il terzo problema è di natura più tecnica (riguarda le evidenze sui trattamenti proposti) e lo analizzeremo in seguito.

Ad un primo sguardo il progetto del TECC non sembra essere una necessità allo stato attuale. Tuttavia, forse, questo non è il modo corretto di affrontare l’argomento. Occorre innanzitutto comprendere come il modello statunitense sia, di fatto, incompatibile con il nostro, senza per questo essere errato nella sostanza. Invece del TEMS, le varie competenze vengono mantenute dalle rispettive parti in causa ( VVF, FFOO, soccorritori sanitari…) chiarendo però meglio i ruoli di ciascuno per affrontare una minaccia così fuori dall’ordinario, senza sprofondare nel caos. La catena di comando del luogo dell’incidente viene rispettata, secondo il protocollo internazionale ICS, così come la logistica. I dirigenti e hli operatori, però devono prendere informazioni per analizzare il rischio evolutivo legato a questo tipo di eventi. In sostanza, prendiamo quello che già abbiamo e portiamolo su un contesto più tattico.

Percezione della minaccia


Per quanto riguarda l’utilizzo di risorse necessarie a sviluppare il TECC, in un Paese come l’Italia, in cui ogni anno i morti sulla strada superano quota 3000, i numeri grezzi forse non sono l’unica lente attraverso cui possiamo vedere le cose. Quando si chiede ai cittadini di cosa hanno paura, non ci si sentirà mai rispondere “gli incidenti stradali” o “l’ischemia cardiaca”; il terrorismo fa paura, la violenza fa paura. Un eventuale atto ostile contro la cittadinanza lascia un impatto che va ben oltre il conteggio delle vittime. La fiducia dei cittadini nelle Istituzioni viene meno, correndo il rischio di scatenare panico e psicosi collettive e di alterare la nostra visione del mondo.

Quando tutto è cambiato

Un esempio su tutti? L’11 settembre 2001. Quante cose sono cambiate a partire da quella data? Ed è per questo che la risposta, in un contesto così estremo, non può essere improvvisata. In un momento in cui ogni attimo perso significa più vittime, la risposta dei soccorritori ed operatori delle forze dell’ordine deve essere sincronizzata ed efficiente, per minimizzare il numero delle vittime, per dimostrare alla comunità di essere addestrati e coesi e, non ultimo, tutelare l’incolumità degli operatori stessi. Questo perché in un contesto tattico, come può essere un evento di active shooting o di attentati dinamitardi, i soccorritori sono a loro volta bersagli. Il TECC si pone come obiettivo un ragionamento su questo aspetto, bilanciando la rapidità di intervento con la salvaguardia del personale.

Le basi scientifiche: TECC, Medicina tattica in ambito civile

Per quanto riguarda l’evidenza scientifica delle linee guida del TECC, non bisogna rimanere sorpresi nel momento in cui si scopre che la maggior parte degli interventi proposti derivano dal mondo militare. Questo perchè, ad oggi, gli studi in ambito civile scarseggiano e, manco a dirlo, la maggior parte dell’esperienza in ambito di ferite da esplosione o arma da fuoco deriva da contesti militari. Questo solleva diverse questioni riguardo all’appropriatezza dei trattamenti. Un esempio: Nei protocolli militari la prime ferite ad essere trattate sono le emorragie maggiori agli arti, causa principale di morte prevenibile sul campo di battaglia. Le poche casistiche esistenti in ambito civile riportano però un’immagine differente: le ferite da arma da fuoco più frequenti in contesti civili sono alla testa e al torace (le persone non vanno in giro con protezioni balistiche, di solito).

Conclusioni

Se da una lato è sicuramente lecito porsi dei dubbi riguardo all’appropriatezza, dall’altro bisogna accettare il fatto che, ad oggi, questo è il meglio di cui possiamo disporre. Il tempo dirà se queste linee guida restano valide o se dovranno essere modificate, ma il punto fondamentale rimane assumere un atteggiamento corretto, e soprattutto umile, nei confronti della materia. Dobbiamo prendere coscienza del fatto che siamo mentalmente, prima che tecnicamente, impreparati ad approcciarci come soccorritori ad eventi violenti e iniziare un percorso formativo per colmare le lacune in tal senso. II TECC, per riassumere, non punta a stravolgere l’attività dei soccorsi di tutti i giorni pesando sulle casse degli Enti. L’obiettivo del TECC è farci riflettere su aspetti in materia di sicurezza di cui spesso semplicemente ignoriamo l’esistenza. Dobbiamo prepararci ad affrontare eventi che sono sì estremi, ma purtroppo possibili.

La medicina tattica in ambito civile rappresenta un traguardo possibile, il TECC ci fornisce gli strumenti.

Marco Francesconi

Marco Francesconi

Medico Chirurgo, specializzando in Anestesia e Rianimazione, Istruttore TCCC e TECC per Naemt Italia, ma soprattutto blogger e web designer improvvisato. Amo l'insegnamento e la divulgazione, puntando molto su contenuti di qualità e fortemente basati sull'evidenza scientifica.

Commenti

Cerca articolo:

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Ultimi articoli

Seguici

Ultimo podcast