EBM: Come dobbiamo aggiornarci?

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
L'EBM (Evidence Based Medicine o Medicina basata sull'Evidenza) è il nuovo cardine del progresso scientifico in campo medico, ma non sempre leggere un articolo scientifico è così semplice.

L’EBM (Evidence Based Medicine o Medicina basata sull’Evidenza) ci obbliga ad una domanda: come dobbiamo aggiornarci nel nostro lavoro di tutti i giorni? Tutto quello che leggiamo in letteratura è corretto? E se due articoli dicono cose contrastanti come scegliamo? Prendiamo quello che più ci piace? (spoiler: no).

Facciamo un esempio: Dopo anni che conduciamo un certo tipo di lavoro in un certo modo ci viene presentato uno studio in cui la nostra pratica viene mostrata sbagliata o non più aggiornata. Cosa facciamo? Continuiamo per la nostra strada ignorando il progresso? Cambiamo radicalmente le nostre abitudini? Su che basi?

La chiave per capire come muoversi è saper leggere ed interpretare le prove che ci vengono fornite: Gli articoli scientifici. Leggere un articolo scientifico può essere complicato (e noioso), ma è fondamentale, perchè non sempre quello che leggiamo in una pubblicazione è corretto. Oggi proviamo a vedere insieme come si scrive (e quindi come va letto) un articolo.

Come si affronta la lettura di un articolo scientifico?

Per cominciare

Innanzitutto, nel modo scientifico ci sono diversi tipi di pubblicazioni

Original article: nuovi studi, mai pubblicati, in genere di ricerca clinica (gli effetti e la sicurezza di un nuovo presidio) o preclinica (ad esempio le caratteristiche di un nuovo farmaco). 

Case report: piccoli studi effettuati in genere su un singolo paziente, i cui risultati però sono di grande rilevanza per la comunità scientifica 

Review: sono dei veri e propri trattati, che sviscerano un determinato argomento, prendendo e discutendo i lavori originali già pubblicati in letteratura. Per le review, occorre essere costantemente aggiornati, guardando possibilmente quelle dell’ultimo paio di anni.  

In questo articolo ci occuperemo principalmente di original article. La struttura di questi articoli è molto simile tra i vari giornali, salvo qualche piccola variazione sul tema. 

Struttura

Gli articoli scientifici solitamente si compongono di: 

Titolo: deve attirare l’attenzione, essere chiaro e semplice. 

Introduzione: si inquadra l’argomento che si vuole trattare, facendo un excursus su quello che c’è già in letteratura

Obiettivo/scopo del lavoro: bisogna spiegare nella maniera più chiara ed inattaccabile possibile l’obiettivo dello studio. Un paio di frasi, chiare, senza giri di parole, che facciano capire al lettore che cosa gli autori vogliono dimostrare. 

Materiali e metodi: In questa sezione bisogna elencare che cosa è stato analizzato, il numero dei pazienti dello studio, le analisi condotte e i test statistici che sono stati applicati sui dati ottenuti.

Risultati: descrizione dei dati ottenuti dalla parte sperimentale, quindi la risposta e la procedura sperimentale per raggiungere l’obiettivo

Discussione/conclusioni: analisi critica dei dati ottenuti, approfondendone il contesto e paragonandoli a quelli ottenuti da altri gruppi (se ci sono dati disponibili). Valutare i pro e contro dei risultati ed eventualmente elencare le prospettive future.

Bibliografia: sembra banale, ma occorre documentare tutto quello che si riporta e cita in un articolo scientifico. Per questo motivo, ogni volta che si cita un argomento, dei risultati ottenuti da altri gruppi, anche se discordanti rispetto a quello che abbiamo ottenuto noi, bisogna elencare le fonti. È importante che le fonti siano il più recenti possibili, soprattutto per quanto riguarda argomenti innovativi, che quindi sono già di per sé in continua evoluzione. 

L’abstract (quello che i più leggono di solito)

Nella prima pagina ci sarà il riassunto (abstract), che riporterà in breve tutti i paragrafi sopra elencati. 

Dopo aver visto in breve come è suddiviso un articolo scientifico, passiamo alla lettura critica del lavoro. L’introduzione deve essere ben strutturata, deve riportare le fonti, deve inquadrare il contesto dello studio. Il nodo centrale del lavoro deve essere inquadrato in maniera tale che il lettore non abbia dubbi a riguardo. L’obiettivo dello studio è il punto chiave, quello più critico di un lavoro. Se questa sezione è ben strutturata e l’esperimento o lo studio clinico è ben studiato, tutto il resto dell’articolo avrà un senso logico e sarà di facile lettura.

La sezione materiali e metodi deve riportare dettagliatamente il numero di campioni/pazienti/soggetti sani su cui è stato condotto lo studio, riportando che tutti i soggetti che partecipano allo studio hanno dato il proprio consenso scritto. Bisogna dichiarare che il progetto è stato approvato da un Comitato Etico. 

Quanto è “forte” il mio studio?

Passando alle cose pratiche, la statistica gioca un ruolo fondamentale. Per prima cosa, la dimensione campionaria dello studio (quanti pazienti sono stati inclusi nel lavoro). Per essere sicuri di avere un numero sufficiente di campioni per poter concludere qualcosa di statisticamente significativo, è necessario che a monte, prima di iniziare un progetto, ci sia uno statistico/matematico che faccia questo calcolo, che dovrà essere riportato nell’articolo. E’ abbastanza ovvio che, la valutazione dell’efficacia del nuovo tourniquet xx condotto su 20 pazienti, magari con caratteristiche di partenza molto diverse, per età, sesso, malattie, è molto meno forte, se non del tutto inutile dello stesso studio condotto su 500 pazienti, magari anche simili per caratteristiche clinico-patologiche.

I metodi sperimentali utilizzati, che siano tempistiche, dosi di farmaco, test eseguiti, analisi funzionali effettuate, devono essere riportati in maniera chiara e devono essere riproducibili da altri ricercatori. La descrizione dei metodi, molte volte, viene relegata nei materiali aggiuntivi dell’articolo stesso, ma non per questo non è importante. Lo scopo degli articoli scientifici è anche quello di informare l’intera comunità sull’andamento degli studi, sui successi e sulle difficoltà che sono state evidenziate, così da permettere agli altri ricercatori di aggiustare il tiro, di modificare quello che non è venuto come ci si aspettava oppure di migliorare ulteriormente una tecnica o un test che ha già dato buoni risultati. 

Tirare le somme

La sezione dei risultati deve rispondere al quesito iniziale, l’obiettivo; deve elencare i risultati ottenuti, corredati da tabelle riassuntive, immagini esplicative, dall’analisi statistica. Chi legge deve: controllare che a tutte le domande fatte in precedenza sia stata data una risposta, che i risultati degli esperimenti siano chiari e statisticamente forti.  Di fondamentale importanza è una analisi statistica dei risultati eseguita con rigore, utilizzando i test statistici più appropriati, da non dare per scontato. Ci sono anche degli articoli prettamente descrittivi, ma la loro validità è minima

La discussione invece, riprende i vari risultati ottenuti, li paragona con altri articoli già pubblicati in letteratura, evidenziando potenziali criticità. Difficilmente i risultati ottenuti da un autore saranno tutti concordi con i dati già pubblicati. Lì sta la bravura dell’autore, che deve essere in grado di giustificare quello che lui stesso ha ottenuto, evidenziando i bias del proprio lavoro o in quello degli altri, proponendo delle soluzioni alternative. Le conclusioni, di solito qualche riga, ribadiscono il risultato del lavoro ed eventualmente che cosa l’autore si propone di fare per andare avanti con questa ricerca. 

Dove informarsi

Per gli articoli scientifici è bene fare riferimento a PubMed, una sorta di biblioteca virtuale che contiene più di 30 milioni di citazioni, estratti, capitoli di libri e articoli nel campo della medicina e scienze della vita. L’altra alternativa è accedere direttamente al sito della rivista. Purtroppo, per molti giornali, l’accesso all’articolo completo è a pagamento; si può leggere solo il riassunto e vedere, in alcuni casi, la prima immagine. 

Un passo molto importante è evitare di farsi abbindolare dalle riviste dalla dubbia reputazione. Queste prendono il nome di “predatory journal”. Per una persona inesperta è difficilissimo accorgersi della trappola. Chi mastica un po’di ricerca scientifica sa che queste dubbie riviste hanno un processo di peer-review (selezione degli articoli da pubblicare) poco serio. Il rigore scientifico viene meno, vengono accettati per la pubblicazione dei lavori che mancano di alcune parti, come una analisi statistica forte, una dimensione campionaria adeguata.  Sono molto pericolosi soprattutto perché la reputazione del ricercatore che sceglie questa scorciatoia può venire messa a dura prova.

Un consiglio finale da addetto ai lavori

Ultimo suggerimento, ma di non ultima importanza: controllare il nome degli autori, verificare il numero e il tipo di pubblicazioni che hanno sull’argomento trattato. L’ultimo nome è generalmente un senior, quindi una persona che ha grande esperienza e che ha un curriculum forte; il primo nome molte volte è uno dei ricercatori più giovani, per cui non necessariamente avrà un elenco di pubblicazioni elevato, ma dall’elenco globale degli autori si può risalire ai gruppi che hanno contribuito e supportato la ricerca.

Caterina Peraldo Neia

Caterina Peraldo Neia

Biologo molecolare di professione, svolgo la mia attività di ricerca preclinica e traslazionale in campo oncologico. Fondamentale per il mio lavoro è la curiosità, accompagnata sempre da un metodo scientifico rigoroso. Per passione, da sei anni sono volontaria soccorritrice in ambito sanitario.

Commenti

Cerca articolo:

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Ultimi articoli

Seguici

Ultimo podcast